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Pensione, cosa succede in caso di morte

11/08/2021
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Quando muore un familiare che era in pensione, è necessario adempiere a delle pratiche amministrative che servono per dare comunicazione all’istituto di previdenza sociale del decesso, anche per erogare in seguito una eventuale pensione di reversibilità per il coniuge.

La prima cosa da fare in caso di morte di un pensionato è informare la cassa di appartenenza tramite raccomandata o Pec. Generalmente la lettera deve essere accompagnata da un atto di morte. Generalmente sono i comuni e i medici certificatori che informano l’Inps del decesso, ma siccome riscuotere la pensione di un defunto è reato, è sempre buona regola assicurarsi che l’Inps sia stata informata. La pensione del mese di decesso viene pagata integralmente, indipendentemente dalla data di morte.

Chi ha diritto agli arretrati di pensione del defunto

Può capitare che al momento della morte, al defunto spettino ancora delle somme da riscuotere. Queste spettano di diritto agli eredi (discendenti, ascendenti, parenti acquisiti, coniugi superstiti non divorziati) che devono presentare appropriata documentazione.

Nel caso gli arretrati di pensioni dirette, come quella di vecchiaia, di anzianità o anticipata, siano da fare in favore del coniuge o dei figli, l’Inps provvede alla liquidazione senza che sia necessario presentare la dichiarazione di successione: ciò avviene perché i presenti crediti del pensionato spettano per legge, come autonomo diritto, a questi familiari. Gli eredi possono anche loro ottenere gli arretrati che gli spettano in base alla quota di eredità posseduta, ma devono presentare un’apposita domanda, in quanto non esiste, per loro, la previsione della liquidazione automatica da parte dell’Inps.

Pensione di reversibilità, come funziona

La pensione di reversibilità è riconosciuta dal nostro ordinamento come spettante ai familiari di un lavoratore pensionato deceduto ed è erogata dall’Inps, automaticamente, dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuto il decesso. I beneficiari possono essere il coniuge e, a determinate condizioni, i figli e i nipoti del pensionato, nonché i suoi genitori, fratelli e sorelle. L’importo della pensione di reversibilità non è fisso ma è commisurato all’importo della pensione della quale godeva il defunto quando era ancora in vita. Per ciascuna delle categorie di potenziali beneficiari sono previste delle diverse percentuali: ad esempio, al coniuge, se non ci sono figli, è riservato il 60%; in presenza del coniuge e di un figlio, questi avranno complessivamente diritto all’80% della pensione del defunto. L’importo della pensione di reversibilità è adeguato periodicamente sulla base dell’andamento dell’inflazione.

Quando si perde la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità può essere persa quando il figlio compie 18 anni, o supera i 21 e i 26 anni nel caso in cui sia uno studente universitario. La prestazione di un’attività lavorativa da parte dei figli studenti, il superamento del 21° anno di età e l’interruzione degli studi non determinano l’estinzione, ma soltanto la sospensione del diritto alla pensione. Il superamento del 26° anno comporta la cessazione del diritto. Si perde il diritto alla pensione di reversibilità anche in caso di nuovo matrimonio del coniuge, quando cessa la condizione di inabilità al lavoro e se si percepisce un’altra pensione.

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